It´s not a gun

Riassunto

Ramzi Aburedwan è palestinese. Nel 1998 va in Francia per studiare musica. Quattro anni più tardi fonda l’associazione Al Kamandjati (il violinista). Il suo obiettivo: creare scuole
di musica per i bambini del suo paese.
Dal 2003, ogni estate, Ramzi invita dei musicisti di diversa provenienza nei territori palestinesi. Più di trenta di loro si sono succeduti per fare concerti e animare gli atelier per i giovani palestinesi.
Dal loro arrivo nelle strade di Ramallah, dal 2003 all’inaugurazione della prima scuola nel 2005, questi giovani musicisti si confrontano con la complessa realtà della regione. "It’s not a gun" racconta in musica le peripezie di questi giovani e interroga il loro rapporto con le utopie.

INTENTI DI REALIZZAZIONE

It's not a gun esplora due universi differenti : quello dei musicisti che scoprono un paese lacerato e quello dei bambini che subiscono quotidianamente questa situazione. Il film scava i ritratti di questi giovani che vogliono cambiare la situazione e che non reagiscono allo stesso modo di fronte agli imprevisti e alle difficoltà. I realizzatori restano immersi nell’universo dei musicisti e interrogano la natura e la forza del loro cambiamento. La relazione intima, che hanno saputo instaurare con loro accompagnandoli in ogni tappa del progetto, gli consente di circoscrivere i sentimenti che li animano.
Ma il film non mira solo a questa immersione, visto che Pierre-Nicolas Durant et Hélèna Cotinier incontrano anche i bambini a cui sono indirizzate le attività di questi militanti. Per indagare la fattibilità del progetto è indispensabile dare la parola ai giovani palestinesi. Discutendo con loro e con le loro famiglie, seguendo la loro quotidianità, osservando i loro disegni, arrivano a conoscere il loro stato d’animo. Riescono così a rendere conto della portata di questa iniziativa, mettendo tuttavia in luce la sua debolezza.

It´s not a gun lascia molto spazio alla musica, lontano dalle immagini che caratterizzano normalmente il trattamento di questa regione del mondo. Alla violenza, l’associazione vuole sostituire la musica. Alle immagini di violenza, il film sostituisce le immagini di vita. Il conflitto ha delle conseguenze sui bambini e sull’associazione, e questa è la trama di fondo del film piuttosto che il suo oggetto. La musica, tanto l’orientale quanto la classica, accompagna il viaggio dei musicisti. Essa segue le strade sinuose e imprevedibili di questo paese spezzato.

La realizzazione del documentario è guidato da due esigenze fondamentali :

- La prima risiede nella volontà di raccontare la storia di giovani militanti sollevando le numerose questioni che il loro metodo pone. Non si tratta tanto di realizzare una promozione compiacente della loro associazione, quanto di riportare gli avvenimenti che segnano la sua esistenza.
- La seconda esigenza risiede nel trattamento moderato del conflitto israelo-palestinese. Nonostante esso non sia l’oggetto del film, esso è evidentemente presente in ogni aspetto della vita, in ogni paesaggio. La situazione del Medio Oriente è così complessa che il film evita ogni tipo di manicheismo. Sono le sue conseguenze ad essere inevitabilmente visibili e non un giudizio radicale sui tori degli uni e degli altri.

NARRAZIONE

Il documentario è composto da tre parti distinte.

Agosto 2003
L’associazione AL Kamandjati compie i suoi primi passi in Palestina.
Dieci musicisti francesi l’accompagnano. Scoprono un paese sorprendente, dei
paesaggi magnifici e delle barriere militari dappertutto. Nessuno sa come i bambini reagiranno.
Dai primi atelier ai primi concerti, il loro sorriso s’impone. L’entusiasmo è al suo apice. Le attività si moltiplicano in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.
Inoltre, di fronte alla costante violenza della situazione e di fronte alle difficoltà dei palestinesi, i dubbi dei musicisti si moltiplicano…
A che cosa può servire la musica in un paese in guerra? Quando il sangue scorre l’apprendimento della musica è possibile?

Luglio 2004
Questa volta 20 musicisti di diverse nazionalità fanno parte dell’avventura. Il progetto diventa sempre più ampio. L’associazione si stabilisce solidamente dentro la società palestinese. I musicisti, più numerosi, proseguono gli atelier e i concerti attraverso i territori palestinesi. Il progetto di costruzione di una scuola a Ramallah si concretizza. L’associazione sviluppa una relazione con l’Autorità palestinese.

Tuttavia, accanto all’entusiasmo dei bambini, certi ostacoli risultano scoraggianti. L’esercito israeliano rende difficile l’accesso ad alcune città. Certi bambini non possono dunque approfittare delle attività musicali.

Il muro di separazione continua il suo inesorabile percorso, cosa che rinforza l’aspetto derisorio di questo progetto associativo. E in più la società palestinese, nei luoghi più isolati e più religiosi, sembrerebbe addirittura incompatibile con la musica.
Da un lato c’è un progetto e l’utopia di un futuro pacifico che lo anima, dall’altra ci sono i bambini entusiasti sul momento ma difficili da raggiungere, bambini il cui ambiente violento resta lo stesso dopo il passaggio dei musicisti. Tra loro, un certo Oday, bambino incontrato nella strada nell’agosto del 2003. Oday canta, la sua voce è impressionante. E’ il caso di invitarlo in Francia per fare un concerto.

Agosto 2005
La situazione generale non migliora, ma Al Kamandjati continua le sue attività. Oday, il giovane ragazzo palestinese, diventa il simbolo dell’associazione. La prima scuola di musica apre le porte a Ramallah. L’insegnamento è gratuito. Le utopie possono talvolta portare a dei risultati concreti.

GLI AUTORI-REALIZZATORI

Pierre-Nicolas Durant et Hélèna Cotinier si sono incontrati a Angers durante i loro studi audiovisivi. Entrambi appassionati di cinema, vedono da subito il documentario come un genere votato all’espressione e alla scoperta. Nel 2002 si recano a Parigi per i loro studi.
La loro collaborazione nasce da un desiderio: realizzare un documentario di creazione su dei giovani militanti, qualunque sia la causa che essi difendono, essendo l’obiettivo quello di interrogare il mondo associativo nel suo impegno e nel suo rapporto con le utopie. Incontrano quindi Karim Rissuli, il vice-presidente dell’associazione AL Kamandjati. Decidono di fare un film su questa iniziativa e le azioni concrete a cui essa mira.
Le riprese hanno quindi luogo sul campo, in Palestina.

Dopo aversi passato il mese di agosto 2003, sembrava loro necessario di lavorare a lunga durata. L’obiettivo dell’associazione, portare la musica ai bambini palestinesi, è talmente ambizioso da non poter essere trattato che a lungo termine. I realizzatori decidono di seguire questa associazione fino all’apertura della prima scuola di musica.